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Lo scorrere della civiltà umana ha visto evolvere lo stato di maturazione della coscienza umana. Esteriormente questo progredire si è espresso nei comportamenti, nei costumi, nell’organizzazione della convivenza tra gli uomini; finanche nell’architettura delle città, delle campagne o dei semplici villaggi, fatti anche di tende. I miti, le leggende ed il linguaggio umani si sono via via modificati adattandosi ai nuovi modi di essere e di vivere degli esseri umani. Si è passati da un atteggiamento punitivo verso i comportamenti umani non normalizzati via via fino a quelli odierni svolti al di fuori di ogni etica collettiva e spesso di ogni razionalità umana. Non si può negare che le minacce di punizioni divine fossero giustificate e opportune in un tempo in cui l’aggressività umana con la sua animalità erano le forze che, per la maggior parte, mettevano in movimento gli uomini: sia l’interesse personale che si esprimeva nella buona condotta al fine del paradiso; ovvero il furto e l’assassinio per il proprio benessere materiale; o anche il potere dell’uomo sulla donna per la soddisfazione del proprio egoistico desiderio di dominio. Ad oggi queste qualità deteriori intorno a noi si sono molto smorzate e grazie a ciò possiamo esaminare i primi passi della Bibbia secondo un angolo di vista in parte modificato. La tradizione racconta che nel paradiso terrestre il serpente porgesse la mela, il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, frutto proibito, al suo compagno maschio Adamo. Si racconta poi che la Divinità, la indichiamo così per rispetto, proclamò l’accusa che essi volessero “diventare come noi”, come gli dei. Adirata per la disobbedienza la Divinità cacciò i due esseri da quel luogo paradisiaco accompagnando l’atto con l’anatema che li condannò alla sofferenza nella vita materiale e ad una dolorosa forma di riproduzione. Fu così che fin da allora si insinuò nell’essere umano quel “senso della colpa” che accompagnò per millenni lo scorrere delle civiltà.
Duemila
anni fa però accadde una cosa Ricordiamo in molti il racconto fulcro del libro dell’Esodo. Il libro che narra lo svolgersi della liberazione del popolo ebraico dal regime di schiavitù egizia, del peregrinare per quarant’anni nel deserto fino allo stabilirsi nella terra promessa. Questo fulcro lo indichiamo nell’incontro di Mosè con l’Essere del Roveto ardente sul monte Sinai. Lì quell’essere col suo braccio infuocato scolpì nella pietra le leggi per il suo popolo, popolo anche di Mosè. Egli pose esteriormente all’essere umano, come imposizione esteriore, le leggi cui quel popolo avrebbe dovuto attenersi. Questo evento si consumò in quel frangente, ma non nella sua completezza. Il suo coronamento infatti si realizzò secoli più tardi, durante l’ultima cena del Cristo-Gesù. Durante quella cena l’Essere del Roveto ardente, che ora abitava un corpo umano, che era il generatore e custode della legge, o meglio che era lui stesso la legge, la forza che genera e sta entro le legge, sacrificò parte del suo corpo, che abbiamo detto essere forza e sostanza di legge, per introdurla “all’interno” dei discepoli, con l’atto che oggi chiamiamo Eucarestia. Così da allora essi non ebbero più bisogno di cercare ed additare la legge sulle tavole, in quanto la legge “morale” era entrata dentro di loro, si trovava nella loro coscienza che da allora fu anche “coscienza morale”. Il susseguirsi di queste tappe ci richiama anche il percorso seguito in occidente dalle civiltà. Anche qui fu prima diffusa la legge esteriore, quella scritta, il diritto romano, a preparare l’animo umano a ricevere la legge morale interiore veicolata dal cristianesimo nella sua espressione più spirituale. Il percorso spirituale qui tracciato ci fa capire come ora ci sia concesso di proporre nuove possibilità interpretative di quel passo della Genesi. La Divinità dunque creò l’essere umano. Dal suo torace trasse quell’essere simile a lui, la donna, che per il fatto di avere quella provenienza si configurava particolarmente incline a ricevere, ad ascoltare, ad accogliere. I due contemplando la magnificenza dell’opera divina chiesero anch’essi di poter divenire creatori di simili sublimi realtà. Il Sommo li ascoltò, gradì la loro richiesta e annuì. Nel leggere la sentenza di accettazione disse: “ Bene figli miei, sarete accontentati e io stesso tramite le mie schiere guiderò il vostro cammino. Per diventare come noi dovrete mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, ma il frutto non è solo astrazione bensì è vita. Sul vostro corpo e nella vostra anima dovrete conoscere il bene e il male, la gioia e il dolore più profondo. Questa è l’unica via possibile. Il serpente sarà il vostro simbolo, perché provvederà che ognuno di voi possa divenire un io singolo e autonomo e quindi immortale. Una sfera di fuoco sarà la soglia tra questo mondo e quello che andrete a popolare; qui pongo una potenza celeste che regolerà l’ingresso per le vostre anime “. E così fu
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