| VISIONE SPIRITUALE DELLA VICENDA UCRAINA | |||
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Ci sono molti modi per approcciare la comprensione del conflitto ucraino-russo e tentarne un ritratto soddisfacente. La Scienza dello Spirito è in grado di porre anch’essa una visione, estesa a luoghi e tempi. Una caratteristica della Scienza dello Spirito è di trattare l’oggettività degli eventi come risultato, e quindi espressione, di azioni di forze che in casi come questo si esprimono attraverso l’animo degli esseri umani. Infatti sono gli uomini che formulano decisioni ed attuano azioni: producendo così la realtà oggettiva. Noi che viviamo qui nella geografia italiana abbiamo sentito che vi sarebbe un odio particolarmente intenso da parte della popolazione ucraina non russofona nei confronti di quella russa già da prima della guerra in corso. Non sappiamo se tale atteggiamento sia così diffuso come viene raccontato da alcuni. Certo è che lo possiamo ritenere comprensibile a causa ad esempio delle stragi perpetrate da Stalin a carico dei liberi contadini ucraini, i kulaki, fin da prima della seconda guerra mondiale. Molti di questi contadini furono presi e fucilati allo scopo di rubare loro le aziende agricole a favore del centrale stato sovietico. La popolazione ucraina diceva: “sono arrivati i russi e hanno ucciso mio marito e mio fratello . . . ”. Ed era proprio così. Tuttavia siamo costretti a giudicare questa descrizione eccessivamente semplicistica. Infatti il motore di questi eventi non furono i russi in quanto popolo bensì “il comunismo”; le idee insediatesi nella mente di Stalin che lo portarono a ordinare le stragi. Le prime pagine dello scrittore russo Solženicyn ci raccontano invece ciò che accadeva in Unione Sovietica. Lì ti poteva capitare che un giorno venissero a prenderti e portarti via senza un motivo reale e spedirti in un campo di lavoro della Siberia; forse solo perché non avevi risposto al saluto del tuo vicino di casa e che per questo ti aveva preso in antipatia e ti aveva denunciato come sovversivo. Questo è ciò che succedeva. Anche qui lo stato di cose era dovuto “al comunismo”; a quelle idee insediatesi nella mente di Stalin e che lo portarono a istituire il regime del terrore. Quindi paradossalmente il popolo ucraino ed il popolo russo patirono entrambi e si ritrovarono avversari, non perché si detestassero come popoli ma a causa delle idee che avevano pervaso la mente di Stalin. Una volta colpito il popolo ucraino da parte della milizia sovietica il resto seguì poi a cascata, automaticamente. Portandoci avanti nel tempo incontriamo l’altro grande evento, reale e simbolico: la costruzione del muro di Berlino, emblema della cortina di ferro che isolò l’Europa orientale da quella centro occidentale. Dobbiamo riconoscere che i regimi instaurati in quei territori dell’Est crearono un rallentamento dello sviluppo tecno economico di quelle nazioni e un certo grado di sofferenza dei loro uomini e delle loro donne, sia per la mancanza di libertà sia per il desiderio insoddisfatto derivante dalle notizie della vita comoda, ed in parte spensierata, che si stava sviluppando in occidente. Ma come le medaglie anche i muri hanno due facce. Possiamo immaginare che il muro sia stato un argine alla penetrazione di un modernismo sfrenato ed inconsapevole, che in occidente avanzava a grandi passi. Qui in occidente il benessere e la televisione hanno disabituato le persone a pensare. La maggior parte di esse ha infatti delegato ogni ricerca del pensiero nei più disparati campi della vita a qualcun altro: alla televisione, al governo, ai partiti, ai medici, agli scienziati e così via; si sono detti: “ci pensano loro” “io posso divertirmi spensierato quanto voglio”. All’Est invece a causa delle difficoltà ci si è dovuti tenere ben svegli ed energici, e studiosi. Così alla caduta del muro, dopo uno sbandamento iniziale, guidati e governati saggiamente, hanno potuto accogliere “il progresso” senza essere travolti come è successo qui in Occidente. Bisogna però mettere in evidenza, fortemente in evidenza, che la caduta del muro è corrisposta al ritorno di quel corpo sociale orientale alla pregressa cultura cristiana. Quel muro era anche la diga che tratteneva al di là il mare del comunismo, sotto il quale erano costrette le etnie dell’Unione Sovietica e degli stati satelliti. Va affermato che l’essenza del Comunismo è il materialismo. Cosa significa materialismo? Significa che si ritiene che di base esista la materia e che dalla sua complessa aggregazione nascano le facoltà superiori della vita, della coscienza, dell’intelligenza e della ragione. Ad essa è contrapposta la concezione che prevede l’esistenza di un’intelligenza immateriale del Cosmo e che da questa derivino le leggi stesse del cosmo materiale che osserviamo e poi anche la materia stessa. Chiamatela come volete questa concezione del mondo: animismo, spiritualismo, cristianesimo, buddismo, intelligentismo e via dicendo, a vostro piacimento. Tornando a noi: rotta la diga quel materialismo che pesava in oriente si è rovesciato in occidente a unirsi all’altra metà del materialismo che già aveva condizionato le menti dei popoli della televisione, degli occidentali, intensificando all’estremo questo modo di intendere la vita. Il comunismo si è poi unito al nazismo, come abbiamo visto in Ucraina. Ma perché? Come mai? È semplice: Mussolini inizialmente era socialista, Hitler era nazional socialista. La loro matrice era la stessa che aveva generato Stalin e i suoi predecessori. Nessuna meraviglia quindi che siano confluiti in un’unica volontà di potenza e dominio, quella che ha partorito il più recente governo d’Ucraina. Quindi non contrapponiamo liberismo e statalismo, che pure sono contrapposti, ma individuiamo le forze che sono alla base della lotta: l’egoismo liberista materialista che si esprime nella volontà di potenza, avverso la forza d’amore, di rispetto e fratellanza del Cristianesimo. Naturalmente Cristianesimo non è solo quello che “ci hanno insegnato” ma è cosa ben più complessa che richiede una vera Scienza dello Spirito per essere compreso a fondo e che oggi possiamo anche chiamare Antroposofia. Viene naturale chiedersi come mai una dottrina che si basa sul materialismo, come l’abbiamo test’è definito, abbia potuto diffondersi così tanto e nello stesso tempo essere così distruttiva. Che sia distruttiva deriva dal fatto che nel mondo materiale gli eventi, i confronti siano scontri di forze, ove la forza più grande ha la meglio su quella più debole. Su tale stato di fatto poggia la teoria darwiniana della selezione naturale, ove il più forte sopravvive e il più debole soccombe. Da simili osservazioni è nato poi il liberismo sopraffattore, ove il più forte si appropria di tutto ciò col quale viene a contatto. La naturale reazione ad esso è stato il teorizzare la “lotta di classe” che prevede la formazione e l’espressione di una forza più intensa di quella liberista, atta ad avere la meglio sui padroni egoisti. Si è formata e diffusa l’idea che la vita sia lotta tra forze contrapposte ad ogni livello, personale e collettivo. C’è da chiedersi: com’è stato possibile che i deboli abbiano accettato di scendere in una lotta di forze anziché reclamare novelle etica e moralità? Qui sta il punto. Ciò
avvenne perché ci fu un furto. Questo fu l’inganno consumato sulle spalle del popolo operaio, al quale venne precluso l’approfondimento degli aspetti spirituali dell’esistenza e dell’essere umano, cioè di sé stesso. Si legò quelle tre paroline alla lotta esteriore anziché all’animo umano. Si educò i ragazzi alla lotta esteriore anziché alla buona etica, che rimase espressa soltanto in parole e slogan, privi di contenuto. Se i popoli ucraino e russo riusciranno a comprendere quanto qui abbiamo espresso, allora cadrà ogni motivo di contrapposizione tra i due popoli, che sono popoli fratelli. Solo questo genere di consapevolezza darà loro, ma anche a noi, la spinta e la forza per liberarsi e liberarci di governi che sono lontani anni luce da una visione “umana” del cosmo e della terra. Solo un’osservazione spirituale del nostro momento storico europeo, come quella che abbiamo in parte qui condotto, sarà in grado di farlo e lasciarci progredire secondo i nostri ritmi naturali. Daniele Marcolina |