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Il Sistema Giudiziario |
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Uno dei cardini su cui si fonda il vivere civile è costituito dal sistema giudiziario. Sistema composto da leggi e da uomini. Le leggi in una società vorrebbero e dovrebbero essere espressione dell’etica di un popolo, vale a dire della morale corrente di quel popolo. Viste così le leggi si comprende come esse siano in realtà in divenire. Ciò significa che dovrebbero modificarsi nel tempo al fine di essere espressione del progresso etico valoriale del popolo considerato. Il secondo elemento del sistema giudiziario lo troviamo nell’elemento umano, negli uomini che concorrono alla sorveglianza dei comportamenti umani relativamente alle leggi correnti. Queste schiere di uomini le possiamo dividere in due gruppi: gli uomini giudicanti e gli uomini di supporto a questa azione.
Attualmente si è acceso un dibattito in Italia riguardo l’opportunità o meno di introdurre un filtro per l’accesso all’istituto di giudice volto alla valutazione della presenza o meno di un’attitudine psicologica all’esercizio di un tale istituto. È evidente che in linea teorica non solo sia lecita ma anche desiderabile la verifica di un’attitudine positiva negli aspiranti a questo istituto. Chi, dovendo essere giudicato, non vorrebbe ”un uomo saggio” seduto sullo scranno del giudice? Viviamo in una tradizione millenaria che racconta e vede nei re, nei sacerdoti, nei giudici dei portatori di una saggezza profonda che promuova giudizi non solo giusti ma anche saggi. Virtù questa della saggezza che sovrasta la giustizia nella convivenza sociale, e che non si prefigge di spaccare il capello in due come vorrebbe fare la giustizia bensì si prefigge di creare una certa armonia ove si confrontano, non la malignità, ma l’etica ”personale” dei singoli esseri umani.
Un problema sorge allorché si debba scegliere i criteri per stabilire l’attitudine a divenire giudicanti secondo il suddetto criterio di saggezza. Una delle domande che si pone in evidenza è: vi può essere saggezza prima dei trent’anni d’età, quando le esperienze della vita sono ancora limitate? E prima dei quaranta o dei cinquanta? In questa attitudine è compreso anche il coraggio? È compresa anche l’umiltà? La presunzione e l’eccitabilità vanesia sono sempre visibili e individuabili nelle persone al fine di poterle allontanare?
Le vicende di questi anni ci hanno mostrato tutta l’importanza di tali domande. Ad esempio il comportamento professionale della maggior parte dei giornalisti e dei medici ci hanno mostrato la criticità delle nostre osservazioni riguardo le qualità umane e le mancate virtù. Anche le correnti ideologiche all’interno della magistratura per il perseguimento di posizioni di visibilità e potere al suo interno ci hanno mostrato l’inadeguatezza dei criteri in essere per la scelta dei giudicanti.
Tenendo conto che il giudizio collettivo dei comportamenti umani deriva dall’etica del popolo, non può che essere il popolo ad eleggere a giudicante le persone che nella società siano ritenute in possesso delle qualità ritenute indispensabili a questa funzione. Inoltre il popolo deve poter riconoscere nel giudicante le stesse convinzioni che sono presenti ed espresse in se stesso popolo. Altri criteri sarebbero espressione della sola etica di un gruppo ristretto di persone, a volte in contrasto con quella collettiva. Il riconoscimento della buona legge e del buon giudizio da parte della collettività sono però elemento fondamentale per l’adesione serena e convinta alle regole che il popolo si è dato. |