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PEDAGOGIA

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In questi ultimi anni sono sorte molte nuove realtà educative auto strutturatesi e autogestite da genitori di bambini piccoli e ragazzetti. Il più delle volte il motivo che sosteneva simili scelte era il desiderio di tenere il bambino in un ambiente protetto, sia per quanto riguarda i contatti con le persone, sia per sottrarre i bambini alle richieste vaccinali degli istituti pubblici prima che ne fossero chiariti molti aspetti. Un simile criterio di scelta non può che essere inteso come criterio di emergenza in quanto considera soprattutto lo sviluppo dell’aspetto fisico e biologico del bambino.

Passato il momento dell’emergenza è necessario che sia il metodo educativo ad essere posto al centro dell’attenzione e che i genitori siano messi nelle condizioni di poter valutare con cognizione di causa le prospettive che gli si presentano di fronte. La prima decisione da prendere consisterà nello scegliere tra gli estremi delimitati da due vie divergenti: fornire informazione e addestramento da una parte e provvedere all’educazione personale dall’altra. Nel primo caso si insegna solo a fare le cose, nel secondo ci si prefigge di edificare nei ragazzi un sistema di valori etici ragguardevoli ed una capacità critica per la vita.

Oggi infatti l’intera società nel suo complesso si trova di fronte alla scelta capitale tra il gettarsi nel tecnicismo galoppante o lavorare al recupero di quell’edificio culturale costruito in venti secoli di storia e di lotte spirituali. È così che le persone tendono a dividersi in due gruppi. Da una parte si pongono coloro che credono solo nella scienza corrente scolastica, dall’altra ci sono coloro che si affidano a varie correnti cosiddette spirituali, spesso di origine orientale. Da più parti sentiamo che si parla di anima e di spirito senza che le persone possano capire chiaramente cosa si intenda con questi vocaboli. A causa di ciò quando poi si va a operare scelte di vita per gli adulti ma anche per i bambini lo si fa maneggiando concetti incerti se non addirittura fumosi. Viceversa chiarendosi questi concetti ci si mette in grado di estrarre dalla realtà le indicazioni per le scelte migliori, soprattutto in ambito educativo per i nostri bambini.

Il compito di un partito non è solo quello di fare politica pratica ma anche quello di suggerire gli strumenti culturali che sembrano i più adatti a sviluppare le capacità critiche atte a sostenere le nostre scelte di vita. Nel caso dei bimbi dobbiamo tenere presente che il nuovo nato non sa nulla del mondo che verrà a conoscere e che il suo sviluppo armonico dipenderà da come noi lo guideremo nel suo inserimento. Affinché questa armonia si verifichi è necessario che nella nostra azione ci uniformiamo alle capacità che emergono via via durante lo sviluppo del bambino con atteggiamenti in accordo con il preciso momento del suo percorso evolutivo. È quindi necessario conoscere questi momenti evolutivi che noi non ci inventeremo ma che ci verranno suggeriti dai bambini stessi, naturalmente attraverso azioni inconsapevoli. Per comprendere questi suggerimenti bisogna che ci chiariamo alcuni concetti.


UN BREVE ESAME DEL NOSTRO RAPPORTO CON LA REALTÀ


Un primo modo di rapportarci con la realtà è quello oggettivo. Il secondo è quello animico o soggettivo. Il terzo è quello di natura spirituale. Vediamo come possiamo interpretare queste affermazioni.

Possiamo prendere un metro e misurare l’altezza di un tavolo di casa nostra; lo facciamo fare a tutte le persone che vengono a trovarci. Tutti rileveranno la stessa misura. Perché? Perché il tavolo ha quella altezza che non cambia quando cambia la persona che la rileva, la misura cioè non dipende da noi ma solo dal tavolo. Per questo diciamo che questo rapporto col tavolo è un rapporto oggettivo, perché dipende dall’oggetto; grazie a questo tipo di rapporto riusciamo ad intenderci tra di noi; possiamo venire a conoscere quel dato del tavolo anche senza essere presenti se qualcun altro fa il rilievo. Quindi il rapporto oggettivo con le cose ci permette una vita in comune, una vita sociale, di intenderci col linguaggio.


Passiamo al secondo modo. Immaginiamo di invitare a pranzo una dozzina di amici e di offrire loro una zuppa di broccoli. Qualcuno dirà “buona”, qualcun altro penserà “che disgusto”. Lo stesso oggetto, la zuppa, si rapporterà in modo completamento diverso con le persone; e non dipende dalla zuppa che è la stessa per tutti ma dipenderà dal soggetto che la assapora: diremo che questo rapporto è un rapporto soggettivo. Quindi possiamo dire che il rapporto oggettivo ci permette di intenderci e riconoscere le cose allo stesso modo per tutti; quello soggettivo ci permette di distinguerci gli uni dagli altri, mostra la nostra personalità. La somma di tante soggettività sarà l’artefice dell’unicità della nostra persona.

Quel che abbiamo evidenziato coi nostri esempi è accaduto grazie ai nostri organi di senso. La misura del tavolo con la vista, il sapore della zuppa col senso del gusto che sta in bocca. Possiamo dire che la prima azione riguarda il corpo, i corpi, la seconda l’animo, che si esprime con i “ci piace” o “non ci piace”. Misurare un tavolo non ci piace né ci dispiace, consiste solo nel leggere un numero. Possiamo anche notare che ci è bastato incontrare un tavolo e il metro o la zuppa nel piatto perché un risultato si presentasse spontaneamente per noi.

Se invece ci poniamo davanti a un problema di matematica non otteniamo nulla, anche se stiamo fermi lì a lungo davanti al foglio. Per ottenere un risultato ci dobbiamo sforzare e pensare, perché il risultato non è immediatamente evidente per i nostri sensi: questo è l’ambito dello Spirito.

In tutti gli ambiti della vita dove i fatti o le leggi delle cose non sono immediatamente evidenti lì per raggiungerli c’è bisogno che un essere abbia in sé lo Spirito. Quando è stata scoperta la legge di gravità? Quando lo spirito di Isaac Newton è riuscito a spingersi oltre a ciò che vedeva, al fine di catturare le leggi nascoste entro la natura. Questo differenzia il regno umano da quello animale, anche se in parte sembra che alcuni mammiferi si stiano umanizzando; per ora però non praticano ancora l’aritmetica. Lo spirito presente nell’essere umano in sostanza è quello che, raggiungendo le leggi di natura, è all’origine anche del progresso tecnologico.

Quindi: Corpo, Animo, Spirito.

L’OSSERVAZIONE DEI BAMBINI

Quale sia la relazione tra quanto espresso e lo sviluppo psichico e spirituale dei bambini non saremo noi a dirlo ma lasceremo che siano gli stessi bambini a mostralo.

Prima scena.
Pierino, il bimbo di casa di tre anni, riceve la visita di un suo coetaneo, perché i genitori sono amici. Il bimbo ospite va dal padroncino di casa attratto dal giocattolo con cui gioca e cerca di prenderglielo. Pierino si oppone, scoppiano i pianti. I genitori li dividono e li rassicurano ma il bimbo ospite esprime tutta la sua disapprovazione e delusione. Cosa dice?
Col broncio e puntando col ditino contro Pierino dice: Brutto!

Seconda scena.
Ora siamo in terza elementare. Giovannino si accorge della nuova serie di colori di Pierino. La tentazione è grande di prenderne uno, l’azzurro che è bellissimo. Allunga il braccio e lo prende; Pierino si accorge, lo afferra anche lui, cercando di riprenderselo gli dà un pestone sul piede. Il pianto di Giovannino richiama la maestra che viene a sedare la lite e consolare i due attori.
Giovannino se ne esce così: Pierino è Cattivo!

Terza scena.
Siamo in quarta superiore. Giovanni viene interrogato, ha studiato molto, espone bene. Ma prende solo un sei. Lui non sa che il giorno prima sua madre ha avuto da dire con l’insegnante. A testa bassa e umiliato se ne torna al suo posto passando tra i banchi dei compagni.
Passando pronuncia: Non è Giusto!

Brutto, Cattivo, Non è Giusto.
Quindi: Corpo, Anima, Spirito.

Lo spirito è quello che permette all’essere umano di distinguere il bene dal male, di riconoscere i valori ideali dell’esistenza, di giudicare le azioni umane. Sono nel medesimo modo rappresentate sia l’evoluzione della civiltà umana che quella del piccolo essere umano in divenire. Abbiamo visto come la coscienza del corpo, dei sentimenti, di ciò che è giusto si affacci naturalmente in progressione nell’essere umano così come si è sviluppato nel progredire della civiltà cui apparteniamo, in una sorta di ricapitolazione evolutiva.

Va da sé che noi dovremo adeguarci nella nostra missione di educatori a ciò che i bambini e ragazzi mostrano di aver sviluppato e di comprendere. Non seguire questi ritmi significa interferire con la naturale evoluzione psichico spirituale del piccolo essere in formazione. Nel periodo di sviluppo dell’anima si forma l’attitudine a vivere in comunità, dovuta all’emergere dei sentimenti: si creano legami, simpatie e antipatie.

Passato questo periodo, dopo i dieci undici anni, se non si avrà favorito questo sviluppo, non lo si potrà più recuperare, e ogni tentativo di correzione otterrà solo risultati parziali. A questo cambiamento interiore corrisponde anche il sorgere della mimica sul volto dei bimbi i quali impareranno anche, se pur in modo istintivo, a leggere la mimica dei compagni e delle persone. Nascondere il volto dei bambini dietro una mascherina significa togliere loro la piena capacità di sviluppo dei moti dell’animo; per la vita. Così da grandi per poter spremer dal loro corpo una qualche emozione dovranno fare le cose più pazze e pericolose. E questo è solo un esempio dei tanti pericoli celati dall’ignoranza dei cicli evolutivi dello sviluppo infantile.


Un’altra osservazione da fare è che il bambino piccolo ha poca destrezza col linguaggio in quanto lo sta ancora apprendendo. Non ne conosce i significati né le sfumature, né i sentimenti che accompagnano le parole. Pertanto il linguaggio non può essere il principale mezzo di comunicazione con i bambini. In linea di massima possiamo dire che i bambini con la loro coscienza vivono nell’atmosfera che i genitori e la famiglia hanno creato intorno a loro. L’attitudine imitativa che troviamo negli animali fa sentire la sua presenza anche nei cuccioli umani. Quindi nei più piccoli non avranno effetto gli insegnamenti orali ma l’esempio degli adulti e l’atmosfera ambientale da essi creata, e perché no una sculacciata quando serve. Se un genitore si mostrerà sicuro allora il bimbo svilupperà un carattere sicuro, se il genitore si mostrerà indeciso formerà un bimbo indeciso e capriccioso.

Così nella scuola primaria ci vorrà un insegnante da ammirare e alle superiori un insegnante giusto da rispettare. Piani di studio e sciocchezze del genere da soli non avranno alcun valore formativo.


CONCLUSIONI

Si capisce così come lo stato centrale non sia in grado di per sé di valutare se in una scuola vi siano le caratteristiche umane e pedagogiche atte a soddisfare quanto i genitori consapevolmente richiedano per i propri figli. Se dividessimo l’intera spesa scolastica nazionale per il numero degli alunni faremmo si che ogni allievo porti con sé una quota di finanziamento, la quale costituirà il patrimonio economico della scuola scelta. Grazie a questa impostazione generale gli insegnanti sarebbero sollevati da tutta la burocrazia corrente e potrebbero dedicarsi al solo insegnamento. Ogni genitore potrà giudicare non secondo le carte ma secondo i frutti che si stanno formando.