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| (maggio
2000) Dopo averci pensato a lungo
affrontiamo un tema assai delicato, in sé stesso e per
i suoi contenuti.
L’argomento può interessare i cattolici e i cristiani, ma anche i fedeli di altre religioni più antiche. Per i suoi risvolti secondari interessa anche gli uomini materialisti, quelli cioè che pensano che l’esistenza si esaurisca con la nostra manifestazione terrena materiale. Il motivo per cui affrontiamo l’argomento che segue non nasce dal desiderio di contrapporsi a nessuno né di calunniare persone o istituzioni. Nasce piuttosto per la considerazione che se non ci impegneremo nella ricerca della verità in tutte le cose è destino che la nostra civiltà si dissolva completamente, presi come siamo soprattutto da quanto ci dà un piacere immediato ed apparente. Soprattutto crediamo che la verità su tutte le cose che ci riguardano debba essere conosciuta da tutti noi, dalla popolazione. Non si può pensare che siamo troppo immaturi, come è stato detto qualche anno fa dopo le elezioni politiche. Forse non saremo del tutto maturi, o forse lo saremo meno di alcuni di quelli che contano. Ma per maturare bisogna aver accesso alla conoscenza delle cose. È come per gli adolescenti e i ragazzi, che diventano uomini solo quando fanno la conoscenza con la vita. Ma veniamo ai fatti. Nel week-end a cavallo del 22 agosto 1999, in un cospicuo numero di chiese dell’Irlanda del sud ed in alcune abitazioni private veniva ritrovata una poesia, scritta a mano, rivolta idealmente all’Irlanda del nord e all’IRA, l’organizzazione armata. La poesia “Land of the Nord”, che potete leggere su queste pagine, in un certo senso è stata portata come da un messo per annunciare degli avvenimenti imminenti. Dice delle cose che lasciano turbati o perplessi. Leggetela. Alcune persone saranno d’accordo su parte dei contenuti, altre ne saranno invece scandalizzate, altre ancora penseranno che sia tutta una pazzia. Ma non è sui contenuti che vogliamo esprimerci. Pensiamo che essi debbano essere valutati personalmente da ognuno, nella più piena libertà. In sé la poesia non sarebbe sufficiente a scomodare più che tanto le nostre menti e le nostre coscienze. In realtà vi sono degli altri fatti collegati che le danno tutt’altre tinte. A metà della settimana seguente al 22 agosto si è verificato qualcos’altro ancor più conturbante. In S. Pietro, centro della cristianità, un uomo si è suicidato, sconsacrando la Basilica. Tutti ricorderanno come un tempo le salme dei suicidi non fossero ammesse nelle chiese consacrate dopo quel atto, ritenendosi il gesto lesivo della sacralità di quei luoghi. Non siamo espertissimi di diritto canonico, né ci sembra il caso di affrontare qui quel problema che richiederebbe profonde e prolungate meditazioni. Quel che ci sembra invece è che un fatto del genere non è semplicemente un fatto ma è un “segno”. Un segno che cade alla vigilia del Giubileo. Ma non basta. A chi segue attentamente la messa settimanale non sarà sfuggito che la domenica successiva in tutte le chiese cattoliche è stata data lettura di un brano del nuovo testamento molto significativo. Si è letto di quando il Cristo si rivolse a Pietro dicendogli: “vattene da me satana”. Quindi in una settimana: poesia in Irlanda, sconsacrazione di S.Pietro, lettura dell’anatema del Cristo. Ora noi non vogliamo ergerci a giudici dei fatti né a giudici della Chiesa cattolica in questa sede. Quel che ci preoccupa è come tutto ciò sia passato sotto silenzio. Tutto si è risolto con una messa di riparazione celebrata alla chetichella. Credevamo che i prelati avessero bisogno di tempo e doloroso raccoglimento per capire il vero senso di quanto accaduto prima di prendere una decisione. Credevamo che il papa stesso dovesse intervenire. Ci preoccupiamo e ci domandiamo se l’autorità preposta a riconoscere i segni abbia assolto al suo compito o se ne sia stata inerme. Come pure ci chiediamo se gli assassinii tra le guardie papali siano stati giudicati con le stessa frettolosità. Se anch’essi non siano venuti per mostrarci o dirci qualcosa. Perché se questi sono segni è necessario meditarli e riconoscerli ed è giusto che il popolo cattolico ne sia messo al corrente. Solo così esso può essere indotto a riflettere su quelli che sono i veri messaggi giunti con i veri mezzi di comunicazione che la divinità vuole usare. Ci chiediamo anche se la Basilica ad oggi sia consacrata o meno. Ed un’altra cosa ci lascia perplessi. Ormai tutti conoscono il papa Woityla. Abbiamo visto e sappiamo di che pasta è fatto. Per questo ci chiediamo come mai non abbia ricordato il povero sventurato che con così gran strazio ha sacrificato la propria vita terrena all’interno della Basilica. Ci sembra che sia un uomo troppo caritatevole e amante del vero per aver rinunciato a questo. Ma sarà egli a conoscenza di queste cose? Tutto questo perché consideriamo la verità la cosa più importante. d.m.. |
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