home

FILOSOFIA POLITICA

scarica *.pdf

La Difesa del Friuli e non solo
20 novembre 2023

Pochi giorni fa la Conferenza Episcopale Italiana, CEI, ha rifiutato per l’ennesima volta l’approvazione del messale e della relativa liturgia della messa in lingua friulana.

Perché ce ne occupiamo in questo canale telematico? Perché la cosa trascende l’aspetto confessionale e si pone come questione sostanziale del processo evolutivo delle culture umane.

Si verifica oggi quello che si verificò venti secoli fa all’interno dei sinedri ebraici. Lì allora “Lui” rimproverò le classe sacerdotale per aver tenuta completamente chiusa al popolo la porta della conoscenza delle cose più elevate, di essere poi loro stessi caduti in quella ignoranza e di aver poi perso le chiavi che aprivano quella porta anche per loro.

Così succede oggi. Quella loro abitudine accentratrice, che in sostanza è egoismo, ha cancellato nel clero dirigente la conoscenza dell’aspetto evolutivo delle culture umane.

Nel nostro esame delle vicende umane, ma anche cosmiche in senso generale, vediamo come dal “uno”, dall’essere unico indifferenziato, siano emanati gli esseri derivati. Essi sono le leggi del cosmo, la materia e le sue leggi, gli esseri viventi senza coscienza visibile, le piante, gli esseri coscienti di ciò che sta intorno come gli animali e gli esseri pensanti come gli esseri umani.


Nel sorgere di tutto questo una sola cosa è sempre presente ad ogni livello:

la differenziazione” e l’aspetto evolutivo.


Da questa legge fondamentale del Cosmo, che precede tutte le altre, nascono anche i popoli, che esprimendosi nelle loro lingue, promuovono la diversità delle forme viventi. Non comprendere questo significa aver perso la conoscenza delle cose divine, del contatto col mondo metafisico.

Un grande giornalista del secolo scorso scriveva che: “la lingua è il tabernacolo di una Nazione”, e noi aggiungiamo “di un popolo”. Perché la lingua intona l’animo delle persone che poi si esprimono in valori morali ed azioni etiche.

I primi suoni che un piccolo bimbo emette dicono “bo bo”, “bo bo gonfiettando le loro guancette e sbavando un po’. Quelle guancette gonfiate che ci ricordano la chioma di un albero, come la lettera “B” che sta in “albero” e in quel “bo bo”. Gli anglosassoni invece lo chiamano “tree”, con un suono più vicino alla “t” di tronco. Tronco asciutto e duro, viceversa chioma tonda morbida e viva. Esempio e motivo del perché gli anglosassoni facciano così fatica a porsi nei panni degli altri e delle loro sofferenze, e siano così duri ed egoisti nella sostanza.


Difendere la nostra lingua in ogni sede dovrebbe essere per tutti noi un atto spontaneo e irrinunciabile, pena il perdere la nostra interiorità forgiata dai nostri padri, dai nostri nonni, dai nostri avi. Se vogliamo capire chi siamo non possiamo far altro che reimmergerci nella lingua del nostro popolo. Appena pubblicato questo scritto sono andaato a sottoscrivere la petizione attivata da qualche giorno al fine di mostrare al mondo in quanti siamo e quanto siamo determinati. Direte che si sarebbe dovuto scrivere qui in friulano; ma ci sono i giovani che lo conoscono a mala pena, gli adulti non sono abituati a leggerlo, gli sloveni che forse non lo conoscono. Eppure questa iniziativa riguarda anche loro, mia madre era di lingua natia slovena, perché il principio della differenziazione è un principio universale. Oggi siamo qui per il friulano, domani saremo altrove per lo sloveno o altrove ancora per le altre etnie qui presenti.

Tutto questo è esattamente il contrario dell’omogeneizzazione che sta premendo dall’agenda di Davos . . . pandemie, guerre, morte . . . . Tutti uguali con le “t” al posto delle B.

     Daniele Marcolina