|
La Costituzione - l'Etica |
|||
|
Ci domandiamo: Vi sono aspetti normativi ed etici importanti ignorati dal legislatore e dall’esecutivo? La nostra vita é regolata da due ordini di imperativi: dalle leggi esteriori e dalla legge morale entro di noi che si esprime nell’etica della società in cui viviamo. Di entrambi i comandamenti, gli esterni e gli interiori, possiamo dire che li consideriamo a volte essere giusti, a volte meno giusti. Questa variabilità si presenta perché spesso essi sono inquinati dall’egoismo di chi li ha scritti per gli esteriori, o di chi li ha generati al proprio interno per gli interiori.
Se vogliamo procedere col ragionamento in modo “spregiudicato”, vale a dire senza pregiudizi, dobbiamo affermare che la massima capacità contributiva di un individuo in un dato momento corrisponde alla quantità di moneta in suo possesso. Parliamo di moneta in quanto il patrimonio non monetario ha sì un valore, ma non è immediatamente fruibile, ed il suo valore è comunque aleatorio, soggetto cioè a fattori mutevoli. La minima capacità contributiva corrisponde invece ad un nullo possesso di denaro. Dal più semplice, immediato e non dotto esame semantico dell’espressione di cui sopra, “capacità contributiva” attuale, risulta evidente come essa dipenda dalla quantità di denaro in possesso di una persona al momento considerato e non da altro. Volgendoci verso il lato etico degli aspetti della vita comune si impone ed emerge un’altra riflessione che così interroga: è etico che il denaro produca altro denaro? Vale a dire è moralmente accettabile che il possesso di denaro di per sé stesso faccia procurare altro denaro? Vale anche a dire: è etico e lecito moralmente l’interesse attivo sul capitale monetario posseduto ? Qui ci vorrebbe venire in aiuto l’articolo 1 della Costituzione che proclama la Repubblica “fondata sul lavoro”. Da esso scaturisce la grande contraddizione. Nella legislazione pratica tra lavoro e denaro posseduto viene penalizzato il lavoro: lo possiamo dire in quanto le tasse vengono imposte sul lavoro e non sul denaro posseduto; e questo avviene da oltre settantacinque anni. È leale riconoscere che le costituzioni, ad esempio quella italiana, vengono votate poi dal popolo. Nel nostro caso la formulazione di principio riguardo l’argomento trattato è stato accettato dal popolo. Ma se facciamo un’indagine semantica del testo costituzionale in oggetto, cioè del significato delle parole, non possiamo che rilevarne la sua completa inapplicazione, secondo la lettura oggettiva appena effettuata; stante che il principio fondante la Costituzione, il lavoro, come abbiamo appena visto, viene incontrovertibilmente penalizzato Accettando quanto è stato fatto dall’inizio della Repubblica fino ad ora possiamo tuttavia pensare di poter rifondare il patto di convivenza fra gli uomini secondo criteri moralmente più elevati, ma comunque già espressi nei due articoli citati della Costituzione. A seguito di un siffatto nuovo patto di convivenza ne deriveranno interessanti conseguenze. Guardando al lato pratico si potrà osservare ad esempio che non servirà più fare la dichiarazione dei redditi, perché il reddito sarà ininfluente ai fini della tassazione. Le ditte non pagheranno tasse sul reddito, il cuneo fiscale potrà essere diviso tra dipendenti ed aziende. Nel giro di una generazione non si potrà più vivere di rendita e i fannulloni dovranno andare a lavorare. Specifichiamo anche che non stiamo proponendo una forma mimetica di comunismo. Anzi, il venir meno di una parte del controllo centrale, a volte arbitrario, sulle ditte favorirà le libertà d’impresa mentre sarà di contenimento per il potere delle banche. Per chi non lo sapesse, nel generale aumento dei prezzi e nelle difficoltà delle famiglie in quest’ultimo anno, le banche avranno un incremento del guadagno complessivo stimato di diciotto miliardi di euro rispetto all’anno precedente, passando da venticinque a quarantatré miliardi di guadagno; un fatto colmo di immoralità. Quanto esposto fin’ora naturalmente non può essere che solo un esame parziale delle cose e costituisce una proposta altrettanto parziale che abbisogna di essere accompagnata ed inserita quale parte di una visione più estesa, che in questo canale stiamo cercando di sviluppare col miglior buon senso possibile. Daniele Marcolina
|