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Michelson

L'ipotesi
Feynman,  Resnik,
La fis.di Berkeley

tragitto
ortogonale


il moto delle
onde


Indice dei Problemi:

caso 1 (a) I
caso 1 (a) II

caso 2 (a)
caso 2 (b)

caso 3


la massa
inizio




[4] - Esame del problema


Caso 3
non esiste un etere fisso nel Cosmo;
la misura della velocità della luce è sempre la stessa in ogni sistema di riferimento, che sia in moto o meno.

Nel caso si accetti le formulazioni della relatività speciale si considera che non vi sia modo per capire se il proprio sistema di riferimento, nel quale si svolge l’esperimento,  sia in moto rispetto agli altri, sottintendendo di non guardare dalle finestre del sistema fuori verso gli altri sistemi. Per spiegare questo comportamento delle onde elettro magnetiche è stata formulata l’ipotesi che nei sistemi in movimento vi sia una riduzione delle lunghezze nella direzione della velocità del sistema. Ovvero si ipotizza un rallentamento dello scorrere del tempo, stante la costanza di c.
 
Nell’impostazione di queste analisi si pone tuttavia un problema di metodo. La letteratura si esprime continuamente scrivendo che “nel sistema in moto uniforme”  o “sul treno in moto uniforme” o “ su un’automobile che viaggi a  9/10 di c”; e così via con esempi simili, confrontando questi sistemi con un altro considerato fermo.
Quello che si vuole dimostrare con la relatività speciale è che tutti i sistemi sono equivalenti.

Per farlo però nelle premesse si afferma già il contrario. Vale a dire: per formulare un’idea ci si basa su presupposti che ne sono l’opposto.  Infatti se dobbiamo dimostrare che tutti i sistemi sono equivalenti rispetto al moto, non ci è lecito supporre che un sistema sia fermo e che l’altro sia in moto in quanto così già si determina un privilegio nelle premesse. Non vi è infatti nessun motivo per definire il primo dei due sistemi in moto e l’altro fermo, piuttosto che l’altro in moto ed il primo fermo. Ne consegue che non possiamo sapere quale dei due sistemi subisca contrazione delle lunghezze né rallentamenti del tempo. Alla base di questa visione vi è in sostanza un errore procedurale di logica.




La Massa

Analoghe considerazioni possiamo farle riguardo la massa dei corpi. In letteratura si dice che accelerando dei corpi a velocità relativistiche parte dell’energia cinetica impiegata si commuti in massa, che diventerebbe infinita prima di raggiungere completamente la velocità di C.

La formula in questione sarebbe:





La domanda che ora ci poniamo è: qual’è il sistema fermo che misura l’incremento di m0 a m1 e qual’è quello in cui si verifica l’incremento?

La formulazione sopra esposta non ci parla di accelerazioni ma solo di velocità. Se in un sistema isolato possiamo avere notizia certa dell’accelerazione in quanto da noi può essere vissuta come tale ovvero come gravità, della velocità non possiamo avere notizia. Gli sperimentatori del sistema s0, correlato a m0 potranno dire agli sperimentatori del sistema s1, correlato ad m1, “il vostro sistema è stato portato a velocità prossima a C e quindi la vostra massa è ora smisuratamente aumentata.
Gli sperimentatori del sistema s1 potranno dire: “Vi state sbagliando, noi siamo rimasti leggeri, siete voi che siete in moto ed è la vostra massa che è divenuta smisuratamente grande”.     Come dargli torto.

Per dimostrare le conseguenze della relatività speciale ci si appoggia su basi che la negano. Si potrebbe obiettare che è il sistema s1 che viene accelerato, cioè che riceve energia. Tuttavia l’aspetto formale della relatività speciale non accenna nei suoi risultati a questo fatto dell’accellerazione ma solo alla velocità. Se in un qualche modo si riuscisse a coinvolgere nelle formulazioni anche l’accelerazione, quindi forza e lavoro, bisognerebbe che qualcuno ci dicesse se quella che chiamiamo accelerazione sia veramente tale o non sia piuttosto una decelerazione da una precedente accelerazione di verso opposto. Ma questo non sarebbe dato sapere in quanto il nostro dato iniziale è solo inerente alle velocità relative dei due sistemi.

Vi è poi il problema del
red-shift, del fatto cioè che ci si basi sullo spostamento delle righe dello spettro degli elementi atomici verso il rosso per stabilire le velocità di allontanamento dei corpi celesti dal nostro punto di osservazione. Infatti questo effetto, l’effetto Doppler, può verificarsi solo se vi sia un movimento della sorgente “rispetto” al mezzo portatore dell’onda, ovvero un movimento del ricevitore “rispetto” allo stesso mezzo portatore dell’onda.

Anche qui resta il dubbio se il red-shift indichi la distanza del corpo celeste e non piuttosto una misura della massa gravitazionale dell’emettitore, stante che la massa può alterare lo scorrere del tempo.

inizio